Stazio

Poeta latino del primo secolo compose numerose opere la più famosa è sicuramente Tebaide. Fu riscoperto durante il medioevo e dove il suo poema si diffuse in tutta Europa.

La vita di Stazio

Publio Papinio Stazio poeta romano del primo secolo dopo Cristo nato a Napoli nel 40 ancora bambino si trasferì a Roma con il padre dove dedicò la sua vita alla poesia. Fu educato dal padre poeta e maestro di retorica, Stazio iniziò a comporre da giovanissimo e ottenne ben presto il favore del pubblico e dei grandi signori al quale entrò sotto la protezione di Diocleziano. La sua più grande opera fu il poema epico Tebaide grazie. Compose anche le Silvae che si possono definire l'unico esempio di poesia lirica dell'età imperiale che raccontano di nascite, matrimoni, descrivono ville e giardini, sono racconti con uno stile facile ed elegante opere preziose per conoscere la vita del tempo attraverso le descrizioni dei luoghi e degli eventi. Nel 94 con la moglie Claudia fece ritorno a Napoli dove continuò ad allietare i nobili durante i soggiorni primaverili ed estivi dove morì nel 96.
Stazio

Tebaide

Definito il capolavoro Staziano il poema epico Tebaide fu pubblicato nel 92 d.C., una raccolta di 12 libri che narrano la lotta per il trono di Tebe dei due fratelli Eteocle e Polinice figli di Edipo. I due fratelli fecero un accordo secondo il quale avrebbero governato il regno ad anni alterni, il patto però fu violato da Eteocle che alla fine del suo anno di governo non cedette il trono al fratello, da qui iniziò una guerra tra gli Argivi, sostenitori di Polinice e i Tebani. I due fratelli si uccido a vicenda in combattimento, la madre si suicida, gli Argivi vengono sconfitti e Edipo fu esiliato dalla città. Nel poema si nota l'influsso dell'Eneide di Virgilio soprattutto per la costante presenta degli dei durante tutto il poema. La presenza di molti flashback che rimandano ad altri episodi rendono il poema frammentario e pesante alla lettura.

Stazio nella Divina Commedia

Dante e Virgilio incontrano Stazio nella V Cornice del ventunesimo canto, il poeta latino sta finendo di espiare il peccato di prodigalità. Nel momento in cui il poeta ha finito di espiare il peccato si avverte un forte terremoto e tutte le anime dei penitenti intonano il Gloria. Inizialmente è Stazio che si presenta a Dante e Virgilio senza rivelare la sua identità successivamente quando verrà interrogato da Virgilio il penitente dirà di essere nato a Tolosa e di essere nato al tempo dell'imperatore Tito, Dante confonde Publio Papinio Stazio con il retore Lucio Stazio Ursolo. Il poeta racconta di essere giunto a Roma e di aver composto il suo poema d'ispirazione virgiliana, continuando il racconto ammette di aver peccato di prodigalità ma di essersi redento leggendo il terzo libro dell'Eneide. Dante riteneva che il poeta si fosse convertito al Cristianesimo ma per paura delle persecuzioni lo tenne nascosto per questo motivo aveva già scontato la pena della IV cornice tra gli accidiosi. Dante richiama episodi della TEbaide più volte lungo la Divina Commedia questo sottolinea come la poesia di Stazio non fu apprezzata solo durante l'età romana ma come continuò lungo tutto il medioevo.